domenica 6 ottobre 2013

Assegni per 29 milioni nel caveau di Silea

Gli investigatori e inquirenti indagano su 29 assegni milionari trovati all’interno del caveau di Nes a Silea. Assegni intestati alla stessa società che sarebbero stati firmati «a mio proprio» dal titolare della Nes, Luigi Compiano. Assegni che, secondo le prime ipotesi, sarebbero serviti a copertura contabile dei 29 milioni di euro spariti, ma che in realtà risulterebbero essere legati a conti correnti che non contengono cifre a così tanti zeri. Assegni mai riscossi, conservati all’interno del caveau della società della galassia Compiano. La svolta dell’indagine su questo caso potrebbe stare proprio dietro questi 29 pezzi di carta. Potrebbe, perché le indagini sono ancora in corso. E sono indagini complicate su operazioni che sarebbero iniziate a partire da metà degli anni Novanta. Quello che cercano di capire investigatori e inquirenti è dove siano finiti tutti quei contanti e come possano essere sfuggiti alle norme antiriciclaggio. Sul tavolo della Procura di Treviso rimane aperto un fascicolo contro ignoti, ipotizzando il reato di furto pluriaggravato da metodo fraudolento e danno patrimoniale alle persone offese. Ad attendere la verità su questa vicenda non ci sono più solo Veneto Banca e Banca Intesa, le cui segnalazioni hanno fatto scattare martedì le ispezioni della Finanza e degli ispettori bancari prima nel maxi caveau di Silea e poi negli altri depositi della Nes. E’ aumentato, infatti, il numero delle denunce depositate in Procura: ora sono cinque. I soldi sono spariti, per questo si segue la strada del furto, ma tra le ipotesi al vaglio vi è anche quella di un garbuglio contabile: i soldi, cioè, venivano fatti figurare a Silea, probabilmente attraverso quegli assegni, ma in realtà si trovano altrove. Si cerca di capire se siano stati utilizzati per investimenti o se possano essere stati oggetto di prestiti. Non è stata esclusa nessuna ipotesi, nemmeno quella che i soldi spariti possano essersi materializzati nelle tasche di qualcuno. Il campo delle indagini si allarga sempre più, non si tralascia nulla nel tentativo di ricostruire come cifre così elevate possano aver lasciato il caveau di Silea, protetto da filo spinato, doppi cancelli e telecamere lungo tutto il perimetro. Un luogo in cui occhi elettronici e tecnologie sofisticate controllano ogni piccolo passaggio. Ritenuta l’esistenza di «gravi indizi» e «fondato motivo» di pensare che qualche elemento utile potesse saltar fuori, il sostituto procuratore ha disposto le perquisizioni, avvenute giovedì, delle abitazioni di Luigi Compiano, 59 anni, presidente di Nes; Filippo Silvestri, 67 anni, amministratore delegato; Massimo Schiavon, 51 anni, responsabile contabile della società. Le Fiamme Gialle hanno controllato anche la Porsche Cayenne dell’imprenditore, parcheggiata in giardino. Un copione che si sarebbe ripetuto anche nei confronti degli altri due vertici aziendali. Compiano si è dichiarato disponibile a spiegare. «Voglio parlare con il pubblico ministero per chiarire la mia posizione. Sono sereno e spiegherò che fine abbiano fatto quei soldi», ha detto. L’intenzione dunque è quella di collaborare con il sostituto procuratore Massimo De Bortoli che sta coordinando le indagini. Compiano e il suo legale potrebbero essere chiamati a fare luce proprio su quei 29 assegni che sarebbero legati ai 29 milioni di ammanco calcolati nelle stime iniziali. Le cifre dell’ammanco, però, potrebbe essere maggiori. Si parla di altri 10 milioni di euro circa. Gli uomini della Finanza, con l’ausilio di personale della Banca d’Italia, hanno perquisito anche le altre sedi del gruppo Nes. Il buco sembrerebbe allargarsi: mentre a Genova il conteggio è ancora in corso, si parla di altri 8 milioni mancanti a Trento. L’ammanco accertato nelle prime ore era di 28 milioni di euro: 20 delle banche e altri 8 delle Poste. Ora il totale si aggira sui 38 milioni, ma i conteggi sono tuttora in corso. 06 ottobre 2013 http://tribunatreviso.gelocal.it/

Nessun commento:

Posta un commento