lunedì 4 marzo 2013

Frau, quattro colpi prima di morire Un complice collabora

Il corpo di Frau coperto dopo la rapinaROMA – Quattro colpi prima di morire. La pistola di Giorgio Frau è a pochi passi dal cadavere dell’ex brigatista 56enne, davanti alla banca Popolare di Sondrio in via Carlo Alberto. Un militare della scientifica la infila in un sacchetto e lo sigilla.
È una Beretta calibro 9. Il quinto proiettile è ancora in canna e ci resterà fino all’esame della balistica che l’altro ieri ha stabilito il numero esatto di colpi esplosi dal rapinatore, quattro, appunto. Le due pistole revolver, trovate addosso ai banditi in fuga, Massimo Nicoletti, 34 anni e Claudio Corradetti, 41, bloccati alla fermata del tram da un capitano dei carabinieri e dal suo autista, hanno sparato rispettivamente quattro e cinque colpi, quest’ultima quindi era scarica. Ventisette i proiettili esplosi in una manciata di secondi durante la rapina dai banditi e dalle guardie giurate, compresi quelli di Domenicantonio Di Salvo, 47 anni, d’origine casertana, il dipendente della Fidelitas che ha ucciso Frau, forse colpito anche da alcuni proiettili dei suoi complici.
A mettere un pò di ordine ci sono i filmati delle telecamere dell’istituto di credito. Puntano verso il basso, ma si distinguono chiaramente alcuni particolari. Sarebbe stato Giorgio Frau il primo ad aprire il fuoco. Proprio mentre dalla banca usciva Di Salvo, ferito a gamba e braccio, con in mano il plico dei 100mila euro. Il vigilante, però, non è stato colto impreparato, perché i colleghi avevano intuito che qualcosa non andava, mettendo Di Salvo in allerta. Anche Nicoletti e Corradetti usano le armi, la conferma arriverebbe dai risultati dello stub, lo strumento investigativo che serve a scoprire se una persona ha sparato da poco.
LA CONFESSIONE
«Volevamo prendere i soldi, poi è cominciata la sparatoria». Così parla al magistrato uno dei due banditi attualmente in carcere. L’obiettivo è chiaro: collaborare con gli inquirenti per avere qualche beneficio. Oggi, intanto, è atteso l’interrogatorio di garanzia di entrambi davanti al giudice delle indagini preliminari. La posizione più difficile è quella di Claudio Corradetti, in permesso premio dal carcere di Sulmona dove stava scontando una condanna a 20 anni, legato ad ambienti dell’ultradestra, con precedenti per reati simili. Qualche peccatuccio anche per Nicoletti, pure lui citato in alcuni fascicoli «conoscitivi» degli investigatori, sempre avvezzo alla militanza politica.
Nessun aiuto dalle telecamere sulla presenza di eventuali complici durante la rapina. Per ora gli unici ad aver ideato e messo in atto il colpo sono Frau, Corradetti e Nicoletti. La fuga doveva essere coperta con i motorini rubati che probabilmente sarebbero stati abbandonati in qualche viuzza deserta, lontano da occhi indiscreti. Difficile immaginare, invece, che non ci fossero dei pali vicino ai due punti di accesso alla banca, dalla parte di piazza Esquilino e piazza Vittorio, per segnalare l’eventuale arrivo dei carabinieri. Ma questi dettagli potranno fornirli solo i tabulati telefonici allo studio degli investigatori. Incerta per ora la possibilità che ci fosse un basista, i movimenti per il ritiro del denaro erano abbastanza consueti.
PISTA EVERSIVA

Nessuna indagine particolare sulla pista eversiva, fanno sapere dal reparto investigativo dell’Arma. Le scritte comparse ieri su un muro a San Lorenzo «Onore a Giorgio Frau combattente comunista» non entrano in questa indagine, spiegano i carabinieri, anche se non è escluso che vengano tenute in considerazione dagli investigatori nell’eventualità di un’altra inchiesta parallela. Difficile pensare, secondo i militari, a una sorta di patto scellerato per trovare fondi a un nuovo ordine eversivo dai confini incerti.
04 Marzo 2013

Nessun commento:

Posta un commento