sabato 16 febbraio 2013

Carabinieri e Guardie giurate a protezione della donna sfigurata a Fuorigrotta

NAPOLI – Un carabiniere, armato fino ai denti, sull’uscio della stanza di degenza. Guardie giurate davanti al reparto. Se il killer, che ha sparato per tre volte al bel volto di Vilia con una pistola calibro nove intende reiterare il suo orribile gesto troverà pane per i suoi denti. 
Vilia è superprotetta. Ed è amorevolmente assistita dal personale del Vecchio Pellegrini e coccolata dai parenti che si fanno in quattro per renderle il ricovero il più confortevole possibile. Vilia ha il volto quasi completamente bendato. Un occhio lo ha perso. Lo zigomo sinistro è fracassato. L’intervento, eseguito subito dopo l’agguato dal dottor Francesco Battisti, primario della Maxillo-Facciale, è stato di alta chirurgia. Ricostruita anche la mandibola che era stata letteralmente frantumata. Ma di operazioni, Vilia, ne dovrà subire ancora tante altre per tentare di riottenere lineamenti umani.
«Perchè? Perchè proprio a me?» domanda a sè stessa, in una litania quasi ossessiva, la giovane mamma scampata miracolosamente a un attentato la cui matrice è ancora tutta da chiarire. Il capitano Federico Scarabello, comandante della compagnia di Bagnoli, l’ha interrogata più volte. Ma il giallo diventa sempre più fitto. Perchè lei continua a sostenere di non aver la minima idea di chi la volesse morta. Nè di saper immaginare chi potesse essere l’uomo armato, il volto coperto da un casco integrale e una calibro nove in pugno, che ha fatto fuoco tre volte mentre, al volante della sua auto, attendeva in una stradina di Fuorigrotta, l’uscita della figlia da scuola.
D’altra parte perchè non crederle? Perchè mai Vilia dovrebbe proteggere il suo mancato assassino? Se ha tentato di ucciderla una volta potrebbe riprovarci. Dunque, meglio assicurarlo alla giustizia piuttosto che lasciarlo libero. Pertanto, stando a questo ragionamento, la donna è assolutamente credibile se dice di non conoscere chi ha sparato tre volte per trucidarla sfigurandole il volto.
Da giorni la vita della donna viene scandagliata dagli investigatori. E più si scava, più emerge l’esistenza di una persona tranquilla: un matrimonio fallito, una separazione inizialmente conflittuale che poi, però, è stata accettata da entrambi da oltre tre anni. Un nuovo rapporto di tipo matrimoniale, che ha implicazioni anche lavorative: Vilia collabora col compagno nella gestione della sua attività.
La bambina, inoltre, non è un figlio conteso. È stata affidata a lei. E non c’erano motivi di disaccordo con l’ex per la sua gestione.
Nel frattempo i tabulati telefonici sono al vaglio dei carabinieri che continuano a cercare indizi che possano condurre a un movente.
E perde consistenza anche l’iniziale ipotesi della rapina. L’uomo che ha sparato non ha chiesto nulla alla donna. Ha sparato e basta. E questa circostanza Vilia l’ha chiarita sin dal primo momento a tutti: medici, carabinieri, parenti. Al punto che, nel vedere il killer puntarle la pistola contro, aveva pensato ad uno stupido scherzo di carnevale.
Resta in piedi, seppure in maniera molto blanda, l’ipotesi di un errore di persona. Anche questa supposizione, infatti, è poco verosimile. Vilia parcheggiava la sua auto tutti i giorni in quella strada. E il killer, con un complice ha atteso il suo arrivo. La loro presenza è stata videoregistrata da telecamere nella strada. Per cui c’è da supporre che aspettavano proprio lei. A meno che un’altra donna, con caratteristiche analoghe a quelle di Vilia, il vero bersaglio del sicario, pure è solita stazionare in Veniero a Fuorigrotta. 
Nell’attesa che gli investigatori facciano luce su questo incredibile giallo sono in tanti a domandarsi, proprio come Vilia, «Perchè?».
16 febbraio 2013

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