mercoledì 16 gennaio 2013

Delitto Malcore chiesto risarcimento da un milione di euro

Gli imputati, Cosimo Taglio e Francesco Colace, ribadiscono la loro innocenza e rifiutano l’ipotesi di riti alternativi. Le parti civili avanzano richiesta di risarcimento: dalla Vis, l’istituto di vigilanza per il quale lavorava il povero Francesco Malcore, arriva – tramite l’avvocato Eligio Curci – la richiesta di un milione di euro.

La moglie e la sorella del vigilante barbaramente ammazzato al rione Tamburi nel dicembre del 2011, invece, presenteranno un conto da 500.000 euro a testa.
E’ il giorno della prima tappa in udienza preliminare, oggi, nell’ambito del procedimento per l’omicidio di Francesco Malcore, guardia giurata trucidata in via Orsini nel corso di una drammatica rapina finita male. Malcore è morto per fare il proprio lavoro; per quel delitto sono alla sbarra Taglio e Colace. Il primo aveva originariamente confessato, per poi – nel corso del recente interrogatorio davanti al pm, dopo l’avviso di conclusione delle indagini preliminari – ritrattare clamorosamente. L’imputato è assistito dagli avvocati Salvatore Maggio e Patrizia Boccuni. Si è sempre proclamato innocente Colace, che è assistito dall’avvocato Fabrizio Lamanna.

“Carissima Gabriella, nell’anniversario della morte di Francesco, il mio pensiero non poteva che essere rivolto a te, a questo anno che abbiamo trascorso in quel colloquio del cuore dove si combattono i diversi sentimenti dell’animo come la rabbia, la paura e l’apprensione, per cercare insieme di leggere la tua dolorosa vicenda con uno sguardo nuovo: quello della fede e della speranza”. Con queste parole don Mario Proietti, cappellano militare dell’Arma dei Carabinieri, si è rivolto alla moglie di Francesco Malcore, nella messa celebrata ad un anno dalla morte. “Un anno fa – ha ricordato don Mario rivolgendosi sempre a Gabriella – scrivevo che tutti i Carabinieri e le forze di polizia ti sono vicini con il cuore straziato e siamo persuasi che il loro impegno instancabile giungerà a riscattare la vita di Francesco. Come si riscatta la vita di un uomo? È poco se ci si limita al solo perseguire il reato che ha sconvolto, distrutto e rovinato l’esistenza di una famiglia; noi abbiamo cercato di fare di più, lo Stato ha fatto di più, ha fatto quello che ogni cittadino si attende: affidare al giudizio della giustizia i responsabili e ristabilire nella dignità una famiglia che è fondamento della stessa vita di uno Stato”.
Lunedì 14 Gennaio 2013

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